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ELEZIONI RSU 2006 in PUBLIACQUA S.p.A.

Le prime elezioni della R.S.U. in Publiacqua vedono, con 2 rappresentanti, il successo del Cobas Lavoro privato.

Dall’esperienza di questi primi tre anni, per far si’ che la trattativa con l’azienda sia reale, emerge l’importanza e la necessità di costruire la partecipazione diretta dei lavoratori.
Non basta infatti chiamare i lavoratori a un’assemblea, prima del voto per l’ RSU, ed ottenere una delega in bianco, per poi limitare le trattative agli incontri tra R.S.U. e azienda.
Il Cobas s’impegna pertanto a firmare gli accordi solo dopo che questi saranno stati discussi, nei singoli punti, con i lavoratori in riunioni e assemblee.
Non ha senso una R.S.U. che non sia realmente rappresentativa dei lavoratori, i quali devono essere gli attori principali in tutte le fasi della contrattazione e dell’organizzazione del lavoro.
La necessità di una nuova legge sulla rappresentanza e democrazia sindacale appare chiara da ciò che è avvenuto in Publiacqua:
Nel 2003 420 lavoratori ( 60% del totale) sottoscrivono una lettera contro l’ingresso di un socio privato in azienda,
Nel 2005 490 lavoratori firmano la Legge di iniziativa popolare, legge che a livello regionale ha visto l’adesione di 43000 persone, che vanno dai centri sociali fino alle aree cattoliche piu moderate.
Tra le Organizzazioni Sindacali presenti in R.S.U. solo il Cobas ha sostenuto entrambe le iniziative e coerentemente continua ad opporsi alla logica dell’ “industria dei servizi” che sempre più spesso ci viene data come unica soluzione efficientemente possibile.
La Confederazione Cobas, da tempo, si batte per avere una nuova legge sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale, che richiede:
Diritti sindacali “minimi” d’ assemblea e propaganda nei luoghi di lavoro per tutte le organizzazioni sindacali al di là della loro consistenza quantitativa e per gruppi di lavoratori non affiliati ad alcun sindacato.
Elezioni delle RSU su doppia scheda; una con cui il lavoratore elegge i delegati nel luogo di lavoro; l’altra con cui concorre a definire il grado di rappresentatività nazionale di ogni sindacato.
Abolizione, nelle elezioni delle RSU del settore privato, dell’incredibile privilegio del 33% dei posti aprioristicamente riservati a CGIL-CISL-UIL e ad altri sindacati firmatari di contratto.
Diritto per il singolo delegato RSU di indire assemblee in orario di lavoro.
Diritto d’elettorato attivo e passivo alle RSU per i lavoratori precari.
No alla discrezionalità padronale, nel settore privato, di scegliere i propri interlocutori sindacali per la contrattazione e la stipula dei contratti; garanzia per tutti i soggetti sindacali di riscossione delle trattenute e/o cessioni di credito in busta-paga per i propri iscritti.
Referendum vincolante sui contratti, a prescindere dalla consistenza numerica dei sindacati firmatari.
Non sono da tralasciare le battaglie a livello nazionale ed internazionale:
Contro le politiche neoliberiste del WTO che riducono a merce i beni essenziali, partendo dall’acqua, l’istruzione, la sanità ecc...
Politiche che in Europa verranno applicate tramite la direttiva Bolkestein, la quale interviene pesantemente su tre questioni estremamente importanti: la privatizzazione dei beni comuni, l’annientamento delle normative sul lavoro e il ridimensionamento degli enti locali.
La direttiva ha lo scopo di liberalizzare il mercato dei servizi (compresi quelli pubblici come sanità, istruzione, energia, acqua, ecc) all’interno dell’UE. Trasformando così in merce i pochi servizi rimasti ancora pubblici, rendendoli fonti di nuovi profitto per le aziende e multinazionali. Processo che già sta avvenendo in Publiacqua con l’ingresso di Acea-Suez-Caltagirone.
Per difendere le nostre liquidazioni (TFR/TFS) e riaprire la battaglia generale sulle pensioni, smascherando le falsità (create per farci credere nell’inevitabile necessità di ricorrere ai fondi pensione per garantirci un futuro) sull’annunciata bancarotta della previdenza pubblica; far saltare la truffa del silenzio/assenso; che prevede il passaggio automatico della liquidazione nei fondi pensioni se il lavoratore non dà tempestiva comunicazione del proprio dissenso; riaprire quindi la partita generale sulle pensioni
E tante altre battaglie ancora come:
Contro la precarizzazione del rapporto di lavoro, in applicazione del pacchetto Treu e della legge Biagi.
Per il ripristino della scala mobile come difesa del potere d’acquisto dei salari.
Contro la riforma costituzionale voluta dal governo Berlusconi.
Solo per citarne alcune.
Come Cobas abbiamo anche l’obbiettivo che queste informazioni siano divulgate all’interno delle aziende al fine di informare e sensibilizzare i lavoratori sugli stravolgimenti che stanno avvenendo nel mondo del lavoro e più in generale nella società civile, al fine di far nascere una nuova coscienza di classe.
COBAS DEL LAVORO PRIVATO
Stampato in proprio presso la sede di Prato il 3/5/06 di FIRENZE
COBAS del Lavoro Privato

Monti ruba a chi ha sempre pagato e non tocca ricchi, evasori, politicanti e corrotti

Alla fine Monti una “patrimoniale” l’ha fatta, però alla rovescia, applicandola a quel poco di redditi e di diritti restati a milioni di salariati e di ceti medi impoveriti: e non ai ricchi, ai grandi patrimoni, alle rendite finanziarie, agli evasori, alla casta politica, ai corrotti.

La maggiore violenza il governo bipartisan la esercita contro le pensioni. Nonostante l’INPS sia in attivo (se si escludono le spese assistenziali, assurdamente a carico delle pensioni), malgrado ci siano tre milioni di persone che ricevono pensioni da 5000 fino a decine di migliaia di euro mensili e/o cumulino più pensioni a lauti stipendi succhiando oltre 200 miliardi all’anno, ancora una volta vengono colpiti i più deboli. Lavoratori dai miseri salari, sfruttati fin da giovanissimi e in attività usuranti, dovranno raggiungere i 42 anni di contributi (le donne 41), con un furto di almeno 30 mila euro in media. Il passaggio al contributivo per tutti/e è un latrocinio ancor maggiore, da diverse decine a centinaia di migliaia di euro. Ed è un furto anche l’innalzamento di un anno delle pensioni di vecchiaia, mentre sparirà l’adeguamento all’inflazione delle pensioni da 1000 euro in su.

I COBAS MANIFESTERANNO NELLE VARIE CITTA’ INSIEME AGLI STUDENTI IN LOTTA

NO ALLA LETTERACCIA E AL DIKTAT FRANCO-TEDESCO

NESSUN PROVVEDIMENTO DELLA LETTERA-VERGOGNA DEVE PASSARE

USCIRE DALLA CRISI E’ POSSIBILE CAMBIANDO SISTEMA

L’agonizzante governo Berlusconi tenta di salvarsi accettando il diktat di Francia e Germania che vogliono far pagare la crisi ai popoli dei paesi più deboli delle UE, e con la “letteraccia” portata servilmente a Bruxelles programma un ulteriore massacro sociale.