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Solidarieta agli operai licenziati dell'Alfa di Pomigliano

Febbraio 2006

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La Confederazione Cobas è vicina e solidarizza con gli operai, militanti sindacali dello Slai Cobas licenziati all’Alfa di Pomigliano. Licenziamenti estremamente gravi che reintroducono la vecchia pratica aggressiva della Fiat che tende a decapitare qualsiasi opposizione operaia nelle loro fabbriche, con l’esplicita copertura di Cgil, Cisl e Uil.

 

Questo ricorso ai licenziamenti politici arriva all’indomani della bocciatura di massa del Contratto Nazionale dei metalmeccanici sottoscritto da FIOM, FIM e UILM durante due assemblee partecipate da migliaia di lavoratori che hanno contestato duramente i burocrati della triplice confederale che volevano far passare l’accordo senza recepire le critiche e le esigenze degli operai.

Bocciatura che è avvenuta non solo all’Alfa di Pomigliano ma che si è estesa anche in altre fabbriche importanti dalla Fiat di Melfi agli operai della Fincantieri di Genova e delle carrozzerie di Mirafiori, alla Ferrari, alla Fiat e alla Cnh di Modena sino a tante altre.

E’ chiaro che gli autoritari provvedimenti della FIAT, avallati dalle organizzazioni sindacali confederali, hanno l’unico intento di colpire le avanguardie di lotta dell’Alfa, di azzerare qualsiasi organizzazione di base alternativa nel sito di Pomigliano e di normalizzare la vita sindacale in tutte le fabbriche metalmeccaniche che avranno l’ardire di proporsi in maniera conflittuale.

La moderazione salariale o cosiddetta "politica dei redditi", inaugurata con l'Accordo di concertazione Cgil-Cisl-Uil-Governo-Confindustria del luglio '93, ha avuto un ulteriore anello della catena con questo contratto che ha al centro il mancato recupero economico, nuova precarizzazione del lavoro e peggioramento della tutela dei diritti.

A questi licenziamenti bisogna rispondere con una grande mobilitazione di massa non solo per richiedere il reintegro dei compagni al loro posto di lavoro e di conflitto ma per mettere al primo posto delle rivendicazioni, la lotta per il salario e per i diritti, la condizione operaia nelle grandi fabbriche e un percorso di ricomposizione con le vertenze in atto in tutto il mondo del lavoro e nei settori precari, sempre più emergenti.

Mobilitazione da sostenere nella consapevolezza che i fatti di Pomigliano non sono l’ultimo colpo di coda del governo di centro destra ma potrebbero avere pari scenario nei mesi a venire col prossimo governo “amico o non amico”.

Monti ruba a chi ha sempre pagato e non tocca ricchi, evasori, politicanti e corrotti

Alla fine Monti una “patrimoniale” l’ha fatta, però alla rovescia, applicandola a quel poco di redditi e di diritti restati a milioni di salariati e di ceti medi impoveriti: e non ai ricchi, ai grandi patrimoni, alle rendite finanziarie, agli evasori, alla casta politica, ai corrotti.

La maggiore violenza il governo bipartisan la esercita contro le pensioni. Nonostante l’INPS sia in attivo (se si escludono le spese assistenziali, assurdamente a carico delle pensioni), malgrado ci siano tre milioni di persone che ricevono pensioni da 5000 fino a decine di migliaia di euro mensili e/o cumulino più pensioni a lauti stipendi succhiando oltre 200 miliardi all’anno, ancora una volta vengono colpiti i più deboli. Lavoratori dai miseri salari, sfruttati fin da giovanissimi e in attività usuranti, dovranno raggiungere i 42 anni di contributi (le donne 41), con un furto di almeno 30 mila euro in media. Il passaggio al contributivo per tutti/e è un latrocinio ancor maggiore, da diverse decine a centinaia di migliaia di euro. Ed è un furto anche l’innalzamento di un anno delle pensioni di vecchiaia, mentre sparirà l’adeguamento all’inflazione delle pensioni da 1000 euro in su.

I COBAS MANIFESTERANNO NELLE VARIE CITTA’ INSIEME AGLI STUDENTI IN LOTTA

NO ALLA LETTERACCIA E AL DIKTAT FRANCO-TEDESCO

NESSUN PROVVEDIMENTO DELLA LETTERA-VERGOGNA DEVE PASSARE

USCIRE DALLA CRISI E’ POSSIBILE CAMBIANDO SISTEMA

L’agonizzante governo Berlusconi tenta di salvarsi accettando il diktat di Francia e Germania che vogliono far pagare la crisi ai popoli dei paesi più deboli delle UE, e con la “letteraccia” portata servilmente a Bruxelles programma un ulteriore massacro sociale.