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TELECOM ITALIA 9 LUGLIO 2010 SCIOPERO NAZIONALE INTERO TURNO (escluso Toscana, Liguria, Piemonte)

Dopo la cessione di ramo del settore dell’informatica (IT Operation) alla società del gruppo SSC è stato prontamente presentato il piano industriale 2010-2012 con l’unico obiettivo di “ridurre i costi” tagliando posti di lavoro e facendo pagare ai lavoratori e alle lavoratrici la sostanziale incapacità e anche corruzione della dirigenza che fino ad oggi ha gestito il settore informatico di Telecom Italia. SSC ha dichiarato 646 esuberi su un organico composto da circa 2460 unità, escluso il personale direttivo. Allarmanti sono le “opportunità” prospettate per conservare il posto di lavoro rientrando in Telecom Italia o in altre società del Gruppo con salari e livelli decurtati (il “modello Pomigliano” insegna).

Con una punta di cinismo il “nostro” vertice dice non solo di muoversi nel pieno della legalità, ma si prodiga anche nella “cura” dell'istruzione dei nostri figli e propone, addirittura, di trasformarci tutti in dipendenti/azionisti.

Nel codice Etico che il sig. Bernabè ha appena inviato a tutto il personale, Telecom Italia afferma:

4.4 Risorse umane

Le Società del Gruppo riconoscono la centralità delle risorse umane nella convinzione che il principale fattore di successo di ogni impresa sia costituito dal contributo professionale delle persone che vi operano, in un quadro di lealtà e fiducia reciproca. Le Società del Gruppo tutelano la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro e ritengono fondamentale, nell’espletamento dell’attività economica, il rispetto dei diritti dei lavoratori. La gestione dei rapporti di lavoro è orientata a garantire pari opportunità e a favorire la crescita professionale di ciascuno.”

Lealtà?! Fiducia?! Rispetto?! Crescita professionale?! Ma quando? La minaccia e il ricatto sono gli elementi essenziali che informano il rapporto di Telecom Italia con le proprie risorse umane. La “cura” che ha colpito i lavoratori e le lavoratrici del settore informatico sarà presto estesa ai a tutto il mondo Telecom Italia, attraverso il procedimento consolidato della cosiddetta cessione di ramo.

Il vertice, ha già pronte le prossime operazioni: l'esternalizzazione dei negozi e delle vendite, l'esternalizzazione dei Customer Consumer, Business e Open Access verso Telecontact Center.

All'orizzonte non c'è nessun piano industriale, né per l'informatica né per le telecomunicazioni, forse una Telecom Italia trasformata in mera società di rete. Il CdA continua a navigare a vista esclusivamente per fare cassa, e realizzare i profitti per gli azionisti, facendo a pezzi l'Azienda. In particolare nell’interesse dei grandi gruppi finanziari, Mediobanca – Banca Intesa - Generali (principali azionisti di Telecom Italia attraverso Telco) e il gruppo Unicredit Banca di Roma (verso il quale vi è un enorme esposizione finanziaria) che, sin dalla privatizzazione, controllano e condizionano ogni mossa dei vertici di T.I.

NO ALLE SPEZZATINO DELL'AZIENDA

PER TELECOM ITALIA UNICA E PUBBLICA.

A ROMA, Ore 9,30 PRESIDIO sotto la REGIONE LAZIO (C.COLOMBO)

Ore 12,30 PRESIDIO davanti la sede di MEDIOBANCA

p.za Mignanelli (p.za di Spagna)

Cobas del Lavoro Privato, settore telecomunicazioni - Marina Biggiero (335/6334542)

FLMUniti/CUB – Riccardo De Angelis (335/6334721)

Comitato promotore Lista di Base SSC Roma

Roma, 08 luglio 2010

 

I COBAS MANIFESTERANNO NELLE VARIE CITTA’ INSIEME AGLI STUDENTI IN LOTTA

NO ALLA LETTERACCIA E AL DIKTAT FRANCO-TEDESCO

NESSUN PROVVEDIMENTO DELLA LETTERA-VERGOGNA DEVE PASSARE

USCIRE DALLA CRISI E’ POSSIBILE CAMBIANDO SISTEMA

L’agonizzante governo Berlusconi tenta di salvarsi accettando il diktat di Francia e Germania che vogliono far pagare la crisi ai popoli dei paesi più deboli delle UE, e con la “letteraccia” portata servilmente a Bruxelles programma un ulteriore massacro sociale.

Ieri sera la Corte di Assise di Torino ha accolto l’enorme lavoro del Procuratore Guariniello , teso a dimostrare il dolo e la non casualità nella conduzione dell’acciaieria, priva delle protezioni di sicurezza del lavoro, che portò alla atroce morte di 7 operai : l’Amministratore Delegato e la dirigenza ThyssenKrupp sono stati condannati a 16 anni di carcere , all’interdizione dai pubblici uffici, ad una pesante azione risarcitoria nel confronti delle molteplici parti civili,anche sindacali.

Ci sono voluti 3 anni e mezzo, tra istruttoria e processo, per giungere a questa tappa storica .

Fino all’ultimo gli altezzosi proprietari e dirigenti ThyssenKrupp, per nulla pentiti della tragedia provocata, hanno cercato di dimostrare che la colpa era degli operai morti.